Un Teatro vero e proprio. Anno 1723

L'articolo 1 dello Statuto per la Società Condomini di Sant'Agata Feltria, ci riferisce che il teatro (nella sua prima struttura) venne costruito nell'anno 1723, a spese della predetta Società, ricavandolo dal piano terra del "Palazzone" municipale.

Era costituito dal palcoscenico e dalla platea, nella quale venivano allineate, in forte pendio, file di panche di legno.
Si dotò subito di rigide regole di comportamento le quali, fra l'altro, prevedevano:
• il divieto di introdurre nel teatro persone vestite indecentemente;
• il divieto di fare chiasso o di pronunciare ingiurie contro chicchessia;
• il divieto di portare fiaschi, bottiglie di vino, vivande ed altri cibi;
• l'obbligo di stare seduti a capo scoperto.

Uno dei 44 palchetti

Nell'anno 1743, mastro Giovanni Venturi, su incarico della Società Condomini iniziò la costruzione dei primi 26 palchetti, per un compenso di 45 scudi, come risulta da un atto notarile del 18 maggio, e nello stesso anno si ravvisa la necessità di dotare il teatro di un camerino per gli attori recitanti, da ricavarsi nell'attiguo palazzo e comunicante con il primo piano del Palazzone.

Fra le famiglie santagatesi più facoltose sorse subito un dissidio; esse si contendevano l'acquisto dei palchetti centrali, di maggior prestigio e considerati più comodi degli altri laterali. Dopo lunghe discussioni si trovò l'accordo: ogni anno si procedeva all'assegnazione dei palchi con il sistema dell'estrazione a sorte; in questa maniera si garantiva la rotazione dei palchi. Nella 'congregazione' del 15 gennaio 1753, la Società Condomini affida al signor Sebastiano Genga l'ultimazione dei lavori di costruzione del terzo ordine denominato volgarmente "piccionaia".

Nell'assemblea del 16 gennaio 1829 si stabilì «che nel corrente carnevale fosse inibito di fare quei balli che erano soliti praticarsi in passato, riconosciuti non convenienti», il che venne approvato con 22 voti favorevoli e nove contrari. Questo divieto ci sottolinea che il Teatro, luogo di divertimento aperto a tutta la popolazione, si andava trasformando in un ambiente sempre più raffinato e colto ad esclusivo appannaggio della nuova e ricca borghesia santagatese.

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